Porte tagliafuoco

Una porta REI o EI (porta tagliafuoco), in inglese fire door, è una porta che, considerata la sua elevata resistenza al fuoco, ha la possibilità di isolare le fiamme in caso di incendio. Viene dunque usata come parte di un sistema di protezione passiva, per ridurre la diffusione di fiamme o di fumo tra compartimenti e per assicurare un'uscita sicura da un edificio/struttura.

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Classificazione tagliafuoco: REI o EI?

Una porta per essere considerata tagliafuoco deve rispondere a due caratteristiche fondamentali:

  • L’ auto-chiusura: la porta deve chiudersi da sola tramite dispositivi come le cerniere a molla, il chiudiporta o i contrappesi in caso di portoni scorrevoli.
  • La resistenza al fuoco di un elemento di chiusura è espressa con un intervallo in minuti, durante il quale il serramento conserva le proprietà di tenuta e/o isolamento termico.

Esistono differenti normative che determinano la classificazione delle porte tagliafuoco:

  • Normativa Europea EN 16034
  • Normativa specifica per ogni nazione, per l’Italia è UNI 9723

La normativa europea e quella italiana sono molto simili: presentano infatti una classificazione similare che viene così espressa ("EI" per la EN 16034, "REI" per la UNI 9723):

  • Resistenza: la capacità portate di un elemento, che non deve pregiudicarsi in caso di incendio (non applicabile per le porte tagliafuoco, infatti rimossa nella normativa europea).
  • Ermeticità: ovvero la capacità di trattenere il fuoco. Non significa che la porta sia sigillata, come suggerisce il senso comune del termine.
  • Isolamento termico: ovvero la capacità di ridurre la trasmissione di calore verso la faccia non esposta all’incendio.
Curiosità:

Secondo i dettami della GU 155/2004:

  • Un test secondo UNI 9723 genera una classificazione REIxx che verrà omologata dal ministero come REIxx.
  • Un test secondo EN 1634 genera una classificazione EI2xx che verrà omologata dal ministero come REIxx.

Pertanto, prodotti fondamentalmente differenti in quanto a generazione (norme EN sensibilmente più recenti) possono risultare difficilmente distinguibili (stessa classificazione omologativa).